Contributi

17/12/2007

La scuola dei famosi

Antonio Vigilante

“Per la prima volta nella scuola italiana, così come prevede la Costituzione, sarà premiata l’eccellenza degli studenti tramite gare e competizioni che andranno dal livello cittadino a quello internazionale, un sistema che vuole stimolare le capacità e l’ingegno dei ragazzi italiani”, ->dice il ministro Fioroni. Ed aggiunge: “La valorizzazione dell’eccellenza è uno strumento indispensabile per creare l’effetto-traino per tutti gli studenti, anche per i più difficili perché non è certo livellando tutti verso il basso che si stimola la crescita.”
Sono perplesso.
Leggo e rileggo la Costituzione, ma non trovo il punto esatto in cui si dice che la scuola italiana deve essere fondata sulla competizione. Nell’articolo 34 leggo che la scuola è aperta a tutti, e quella parola - tutti - mi piace, mi sembra contenere un intero programma politico, e morale (tutti è anche una delle parole chiave della filosofia di Capitini). Nello stesso articolo, è vero, si legge che “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, ma non mi sembra che si voglia stabilire una competizione tra i capaci e meritevoli e gli altri. Si vuol dire, invece, che quella parola, tutti, include anche i poveri, se sono capaci e meritevoli.
Nell’articolo 1 trovo l’importanza del lavoro. Nell’articolo 2 il valore della solidarietà - “i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Nell’articolo 3 mi imbatto nel valore dell’uguaglianza...
Leggo e rileggo, ma questa visione della società (e conseguentemente della scuola) come competizione tra chi è più bravo e chi è meno bravo non la trovo.
Secondo il ragionamento di Fioroni premiare i più bravi significa stimolare i meno bravi. Si vede che Fioroni non ha mai fatto l’insegnante. L’anno scorso ho avuto una prima particolarmente difficile: alla fine dell’anno scolastico abbiamo respinto ben tredici alunni. Più del cinquanta per cento della classe. I primi giorni dell’anno scolastico li dedicai al cosiddetto contratto formativo, una sorta di accordo tra il docente e gli alunni, risultante da una discussione su ciò che vorrebbe il primo e ciò che vorrebbero i secondi. Avanzarono le loro richieste. La prima era quella di non fare confronti tra di loro, di evitare di dire “tizia studia, non tu”, oppure “non sei intelligente come caio”. Poche cose feriscono ed offendono quanto questi confronti. I quali hanno anche l’effetto di rendere il più preparato, il più intelligente (o presunto tale) odiato dal resto della classe. Premiare i più bravi significa staccarli ulteriormente dagli altri, renderli ancora più antipatici, fare una scuola a due livelli ed a due velocità, dove il tutti si frantuma, si scinde secondo dinamiche che saranno anche, inevitabilmente, legate alla classe sociale.
Non vedo, del resto, dove sarebbe la novità. La scuola è da sempre fondata sulla competizione. A scuola si mettono i voti, ed i voti dicono chi è più bravo e chi è meno bravo. Poiché a scuola, come in ogni contesto lavorativo, si trovano lavoratori in gamba ed altri meno in gamba, non è infrequente che qualche docente meno adatto al suo lavoro abbia atteggiamenti antipatici verso gli alunni meno bravi - i quali hanno, se non altro, la colpa di non aver apprezzato la qualità eccezionale del suo insegnamento. Quelli meno bravi vengono espulsi. Per loro il gioco finisce. Ma questo è troppo poco in questi tempi. Questa è l’epoca della competizioni televisive senza esclusione di colpi. L’epoca in cui chi vince viene esaltato fino all’inverosimile, in cui chi perde viene pubblicamente espulso, umiliato, cancellato. E’ l’epoca delle isole dei famosi, in cui si è tutti contro tutti impegnati nell’impresa della sopravvivenza. Fuori dallo schermo, è l’epoca dei diritti evanescenti, in cui chi riesce a superare la precarietà si tiene stretta la sua sicurezza, indifferente alla sorte di quelli che sono ancora immersi fino al collo nell’incertezza. E’ l’epoca dell’individualismo senza freni, in cui sono stati tranciati tutti i legami comunitari - etici, sociali, politici - che ci legavano agli altri, in cui si è nudi al cospetto dello spettacolo, che avvinghia e riveste.
E’ questa l’epoca in cui la scuola (che dovrebbe essere ricerca comunitaria del vero, del bene e del bello) diventa una miserabile “isola dei famosi”.

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